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Parto podalico: cos’è, cause, rischi e manovre di rivolgimento

Parto podalico: cos’è, cause, rischi e manovre di rivolgimento

Parto podalico: cos’è

Si parla di parto podalico quando il bambino si presenta con i piedi, le natiche e le ginocchia rivolte verso il fondo dell’utero, dunque in una posizione contraria a quanto accade normalmente, ossia con la testa rivolta verso il canale vaginale e quindi in posizione cefalica.

Del resto l’etimologia di parto podalico ha un significato ben preciso, ossia relativo ai piedi: è un termine che viene utilizzato esclusivamente in ambito ostetrico e allude alla presentazione del feto al momento del parto, con la parte inferiore del corpo (podice) orientata verso il collo dell’utero.

Generalmente, intorno al settimo mese di gravidanza, il bambino si mette nella posizione definitiva all’interno della placenta e, tramite la terza ecografia, è possibile capire se il parto sarà podalico o cefalico.

Ma il bambino podalico quando si gira?

Fino alla 32/34 settimana di gravidanza non c’è da preoccuparsi, poiché il bambino può ancora girarsi spontaneamente, superato tale periodo però difficilmente potrà cambiare posizione da solo perché lo spazio nella placenta diventa troppo stretto.

Il parto podalico è molto raro poiché si verifica all’incirca nel 4% delle gestazioni e richiede quasi sempre un taglio cesareo che dev’essere praticato da un ginecologo esperto, salvo alcune situazioni in cui lo specialista riesce a far girare il bambino attraverso una serie di manovre specifiche e tecniche alternative molto lunghe e delicate che vedremo più avanti.

E’ doveroso precisare che il parto podalico si manifesta spesso nei parti prematuri e la posizione podalica si differenzia in due modalità:

  • Posizione podalica completa quando il feto resta seduto, rannicchiato su sé stesso con le natiche rivolte verso il basso e le gambe incrociate
  • Posizione podalica incompleta: quando le gambe sono tese e i piedi rivolti in basso.
Soltanto se il bambino si presenta in posizione podalica completa allora talvolta è possibile farlo nascere per via vaginale anziché col taglio cesareo, ma devono esserci le condizioni favorevoli come ad esempio l’assenza di placenta previa, battito fetale regolare e assenza di precedenti cesarei.

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Parto podalico: cause e rischi

Le cause del parto podalico non sono ancora del tutto chiare, ma in base alle osservazioni fatte si possono notare diversi fattori caratteristici:

  1. Parto prematuro
  2. Parto gemellare in cui uno o entrambi i feti non riesce a muoversi nella posizione cefalica
  3. Quando il liquido amniotico è insufficiente o eccessivo
  4. Quando l’utero (bacino) e troppo stretto o deformato o ancora quando il bambino non riesce a piegare le gambe e a girarsi

Altre possibili cause possono essere età materna avanzata, fibromi uterini, malformazioni congenite dell’utero, tumori pelvici, predisposizione genetica o eccessivo aumento di peso.

I rischi del parto podalico possono verificarsi raramente sia nel momento in cui il ginecologo tenta le manovre di rivolgimento per far cambiare posizione al bambino, sia al momento della nascita.

La manovra avviene comunque in totale sicurezza dopo che gli specialisti hanno valutato tutti i fattori di rischio possibili: si svolge sotto guida ecografica in ospedale, dopodiché avviene una fase di monitoraggio per controllare le condizioni di salute sia della madre che del bambino.

Al momento del parto invece il rischio può essere rappresentato dal cesareo, ma parliamo comunque di un intervento di routine che avviene in anestesia locale, qualora la testa del bambino rimanga bloccata se presenta un diametro maggiore rispetto al resto del corpo oppure quando si verifica la fuoriuscita di una parte del cordone ombelicale che può provocare la compressione del canale ostruendo l’ossigenazione.

Tra gli altri rischi del parto podalico ci sono la paralisi cerebrale, la displasia dell’anca, la paralisi del plesso brachiale e la mortalità perinatale.

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Parto podalico: manovre di rivolgimento e consigli

Per evitare il parto podalico e posizionare il bambino nella maniera corretta, esistono alcune tecniche come la moxa e il rivolgimento.

La moxa o moxibustione è quello meno invasivo e comporta l’utilizzo di un’agopuntura: un sigaro ardente di artemisia viene avvicinato al mignolo di entrambi i piedi, senza però toccarlo, inducendo una stimolazione su strutture riflesse che permette al feto di posizionarsi all’interno dell’utero in vista della nascita.

Si può effettuare comodamente da casa dopo aver ricevuto le adeguate istruzioni dallo specialista e, qualora non dovesse funzionare, non ha alcun tipo di controindicazione.

Solitamente il trattamento dev’essere praticato una volta al giorno per circa quindici minuti.

In alternativa è possibile che il ginecologo proceda con la manovra di rivolgimento che avviene tra la settimana 36/37 rigorosamente in ambiente ospedaliero e in una sala operatoria già pronta nel caso in cui si profili la necessità di un taglio cesareo d’urgenza.

Si tratta di una tecnica ostetrica che dev’essere praticata da uno specialista e che prevede la somministrazione di farmaci tocolitici che servono ad eliminare eventuali contrazioni uterine.

Il ginecologo effettua pressione sull’addome della paziente, cercando di favorire la rotazione del bambino fino a raggiungere la posizione cefalica, prestando molta attenzione a non rompere il sacco amniotico.

E’ una manovra sicura, ma che può causare fastidio o dolore alla donna. I futuri genitori devono saper scegliere una struttura di primissimo livello dove effettuare il rivolgimento.

Tra gli altri consigli utili che può dare un ginecologo online ci sono gli esercizi in gravidanza o le tecniche di rilassamento che possono aiutare la mamma a facilitare l’apertura del bacino e indurre il bambino a girarsi nella giusta posizione.

Durante le ore del sonno invece, una volta appurato di avere in grembo un bambino podalico, come dormire? La posizione consigliata è quella di sdraiarsi sul fianco sinistro poiché favorisce il piccolo a girarsi fino a trovare la posizione cefalica.

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